Prendimi per mano

Digressione Postato il

1_1452078067Ci sono giorni in cui mi sveglio e mi piaccio. Mi piaccio nonostante gli occhi gonfi e ancora chiusi, nonostante le pieghe del cuscino sul viso, il fastidio dei vestiti sudati addosso, nonostante i pensieri del dover fare. Doversi muovere e non so dove, ma nei giorni in cui mi piaccio sono sicura di me, anche nei pantaloni più attillati e sulle scarpe nuove e ancora rigide. Sono sicura persino per strada, in auto, nel negozio alla cassa davanti alla commessa che mi incita a fare presto.

Mi piaccio perché sento che insieme a me sono al sicuro. C’è un lato, quello luminoso e razionale e che non piange di nascosto, che mi prende per mano e mi dice quello che devo fare, e io sono certa di non sbagliare perché questa parte è decisa, non è quella che trema davanti a un bivio o che pensa alle estati passate.

Oggi l’ho vista allo specchio e mi ha detto che devo piacermi, che ovunque noi andiamo saremo sempre insieme. Siamo state insieme quando ci hanno lasciato, siamo state insieme sulla strada di ritorno verso casa quando le gambe si piegavano e non avevamo davvero voglia di andare a dormire, quando abbiamo scoperto di esser state tradite e quando abbiamo capito che non desideriamo altro che essere libere, fuori da etichette particolari.

Questa parte mi ha chiesto di prendere delle decisioni, di investire su di noi, di continuare su una strada incerta e di renderla più splendente di quello che è adesso, di vincere l’inerzia iniziale. E forse ci volevano i 26 per capire la necessità di iniziare ad andare d’accordo.

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La memoria di noi

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Dopo una telefonata lunga quanto i km che ci separano da troppi mesi, ho capito una cosa importante.

Bisognerebbe avere tutti una persona che ci ama e che conserva in sé il ricordo nitido di ciò che siamo, dei sogni, delle parole pronunciate appena, dei terribili errori che abbiamo commesso, del nostro orrendo carattere, della nostra voce tremolante di quando c’è qualcosa che non va, delle paure che ci siamo lasciati scivolare addosso raccogliendo chissà dove il coraggio. Insomma, una persona che conservi in una memoria di back-up tutti i momenti che ci hanno fatto crescere, qualcuno che ci faccia da compagno, amico e genitore allo stesso tempo.
Così, potremmo avere tutti la possibilità di chiedere a questa persona di farci vedere un po’ cosa c’è di speciale in noi, se ne abbiamo appena perso il ricordo o se non sappiamo più da che parte guardare, perché ogni cartello sembra segnare il nome di una destinazione troppo lontana da raggiungere.
È davvero importante che ci sia, perché nello scorrere veloce delle giornate, settimane, nel mostrarsi in un modo ed esser l’esatto contrario, dopo tanti sorrisi e parole di circostanza, a volte ci dimentichiamo che ciò che ci rende unici, irripetibili e preziosi non lo dobbiamo a nessuno.

È tutto dentro di noi ma semplicemente non ci vediamo con gli occhi giusti

Ps. Sono quasi due anni che ti amo, e non ho ancora trovato nessun motivo per smettere di crederci, nonostante tutto il casino che comunemente chiamiamo vita.

Sfiorivanoleviole è in crisi

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Così come annunciato nel titolo, Sfiorivanoleviole, che sarei io, è in crisi.

Non sa più chi sia, ha sogni che la tengono sveglia di notte come se fossero incubi, e quando pensa al futuro non ci si vede proprio qui, in questo paese che la ospita da qualche mese ma che non rappresenta più niente per lei.

Sfiorivanoleviole ha un problema con la scrittura. Non si tratta di un semplice blocco, no, ma di un tremore, qualcosa che la agita appena prende in mano una penna. Così, ha smesso di scrivere nella maniera tradizionale, ma tra un po’ le dita chiederanno pietà di questa tastiera.

Sfiorivanoleviole è tornata da Berlino e sogna ancora ogni notte il trambusto amico di strade indifferenti alla sua esistenza, le luci del palazzo della Mercedes Benz sulla Sprea, i concerti improvvisati di Warschauer Strasse, il lavoro che ha rifiutato poco prima di tornare in Italia per farsi mettere i piedi in testa dalla burocrazia e da chi ha le spalle coperte. Ha perso i concorsi di dottorato e si sente sprofondare in un vuoto prima mai esplorato. Non le era mai capitato di ricevere un rifiuto del genere, non in campo accademico almeno. Fallire nello studio, diceva la sua musa ispiratrice Sylvia Plath, è la sconfitta più temibile.

Così, Sfiorivanoleviole cerca lavoro, ma non nella scuola, perché non potrebbe insegnare italiano, greco e latino in uno Stato che ama tanto la futile retorica e non i suoi ricercatori. Insegnerebbe alla gioventù la ribellione, la passione ardente, l’arte di inseguire fino allo sfinimento i propri interessi, l’apprendere e non lo studio, la letteratura antagonista, quel che c’è dietro un paradigma greco e non la cantilena di una stupida coniugazione, la tragedia umana di Filottete e non la trama a memoria di tutte le tragedie di Euripide.

Sfiorivanoleviole sarebbe un cattivo maestro, non allineato, non domabile, poco affidabile.A Sfiorivanoleviole non rimane che scrivere, scrivere sempre, pensare fino alla paranoia e sperare che qualcosa di buono esca da questa fragile stella danzante.

Forse il suo futuro non è qui, forse dovrebbe trasferirsi, lasciare l’Italia, inseguire il Phd all’estero e diventare una grande studiosa di epigrammatica greca, scoprire il manoscritto perduto di Cefala, ricoprire grandi ruoli in un mondo che la prenda così come è, senza fronzoli.

Ad oggi, ogni ambizione di Sfiorivanoleviole riguarda ancora la parola umana, la scrittura, il giornalismo, la comunicazione. Non vede altro futuro al di fuori di questo. Ma come si fa a non essere in crisi quando tutto il resto del mondo dà così poco peso a quello che fa muovere il sole e le altre stelle?

Ah nel frattempo, Sfiorivanoleviole aveva aperto un altro blog qui su WordPress, poi un giorno lo ha trasferito su Altervista, ma il nome è sempre lo stesso. Non sa se questa è stata una scelta giusta, ma intanto se volete potete leggere quello che scrive qui su la zitella della porta accanto . Non ve lo voleva dire ma ormai le è uscito. In realtà, le mancano tanto i suoi amici di WordPress 😉

Traslochi

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Ci sono dei fogli dentro al tuo comodino
che dovresti portare con te prima di partire.
Uno è un biglietto di buon compleanno,
ché non ricordo mai di essere puntuale con le gentilezze.
Un secondo, ricordo, è “scusami devo scappare”
Quella mattina pioveva e non feci nemmeno colazione.
“Buongiorno, ci vediamo più tardi”
era un appuntamento in un luogo non detto,
che inventavamo noi.
E l’ultimo che io mi ricordi, è il biglietto che non ti ho lasciato
con la promessa che non ti ho mai fatto,
ché non te ne facevi niente delle parole quando potevamo abbracciarci.
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Premeditazioni di viaggio

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Penserò spesso a te e a quella volta

che mi accogliesti col temporale nel cielo di giugno

squarciato dai tuoni,

alla bellezza che ho imparato a sfiorare sulle tue guance

e alle ruvide mani impolverate.

Ora, come i gabbiani

che in lontananza planano sul mare,

gemo e ti scrivo.

Conserva con cura i ricordi dei nostri giorni,

del caffè dimenticato sul fuoco al mattino,

dei viaggi solitari,

delle corse per rivederci,

e dei miei pianti soffocati

dai scusa era solo un momento,

un pensiero triste.

Un giorno saprò essere un amante migliore.

 

 

Cristina in attesa di Breva e Tivano.

Postato il

La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori”. (Alda Merini).

Pinocchio non c'è più

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A momenti sarà qui, questo è il tempo peggiore, quello in cui aspetti. Che poi lo faccio di proposito, di arrivare in anticipo agli appuntamenti, solo per il gusto di torturarmi con la mia fantasia. Di pensare che andrà malissimo, anche se non me lo dirà. Aspetto. E intanto esco dal mio corpo e vado a sedermi di fronte a me, vedermi come mi vedrà lui. E mi metto a fare le facce strane. E rido. E mi mordo forte le labbra, fin quasi a sentire il sangue sulla lingua. E adesso lo so, andrà malissimo, anche se non me lo dirà.

Che poi cosa devo dire? La prima frase in assoluto, intendo, quale deve essere? Una cosa tipo “Ciao, sono io e vorrei soltanto evitare di sognare?”. Sì, potrebbe andare, un po’ spiazzante, ma potrebbe andare. Devo ricordare di sistemarmi i capelli ogni tanto, che in questo periodo prendono…

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Ad ogni tua visita

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Passo molti giorni in compagnia

di pensieri

dai capelli scomposti

fine-di-un-amore8tratteggiando parole, volti,

rabbie, illusioni

che servono a poco

e  rendono soli.

E quando mi chiedi

cosa sono queste cose vedo

e ti rispondo

che non sono niente

rivedo forme cui dare un nome,

profumi e città che conosci anche tu,

e ti sorrido e rimando di un giorno

la fine del mondo.